Un centro a metà strada tra Carbonia e Iglesias, nel sud-ovest della Sardegna, protagonista dell’epopea mineraria, con attorno splendide attrazioni naturalistiche
È incastonato nella gola di Gutturu Carboni, ai piedi del monte Uda, in un’area ricca di giacimenti sfruttati fin dall’Antichità. Gonnesa è un paese dell’Iglesiente di circa cinquemila abitanti, che si sviluppa attorno la chiesa di sant’Andrea apostolo, costruita tra XI e XIII secolo in stile romanico ben leggibile in facciata. Sin dal 1300 il centro è stato caratterizzato dall’attività estrattiva, che diventò intensissima da inizio Ottocento fin dopo la seconda guerra mondiale. Nel maggio 1906, il centro fu teatro di una rivolta per rivendicare più umane condizioni di lavoro, repressa violentemente dalle forze dell’ordine (tre morti e 17 feriti). Anche la tradizione agricola è forte: ritorna ad agosto nella sagra del pane tradizionale e a inizio settembre nella festa di sant’Isidoro nella frazione di Nuraxi Figus.
Testimoniano l’epopea mineraria siti dismessi, immersi nei boschi di monte Onixeddu, Seddas Moddizus e monte San Giovanni, dove c’è il villaggio Normann. Qui la miniera è vicina alla grotta di santa Barbara, incontaminato gioiello della natura, con un piccolo lago, colonne di stalattiti e stalagmiti e arabeschi di aragonite. Oltre che da resti di archeologia industriale, il territorio è punteggiato da siti preistorici, come le domus de Janas dell’altopiano di Murru Moi e, soprattutto, il complesso nuragico più importante del Sulcis, il villaggio di Seruci, costituito da un nuraghe complesso, antemurale turrito, una tomba di Giganti e un villaggio di oltre cento capanne, fra cui interessanti sono una con bancone-sedile alla base della pareti e un’altra con cortile rettangolare. Vari reperti che attestano la cospicua presenza di fenici, punici e romani, interessati all’abbondanza di giacimenti di argento, piombo, rame e zinco.
Lo splendido tratto costiero di Gonnesa è lungo tre chilometri, delimitato a nord da un villaggio minerario e a sud da una tonnara del Settecento. Il lungo litorale di sabbia fine e acque cristalline è formato da tre spiagge: Fontanamare, spiaggia di Mezzo e Porto Paglia. Anche l’entroterra riserva suggestive sorprese: dalle selvagge e aride colline, altopiani di origine vulcanica e creste scistose. Su tutto il territorio si distende una variegata macchia mediterranea: corbezzolo, erica, ginepro, ginestra, leccio, mirto, olivastro e rosmarino. Da visitare la palude sa Masa, abitata da rare specie di uccelli acquatici, tra cui il pollo sultano e, in certi periodi dell’anno, aironi, fenicotteri e germani reali, e le arenarie del quaternario di Morimenta, dove fra i fossili fu ritrovato un rarissimo esemplare di elefante nano.
La Storia
La presenza nel territorio di domus de janas, di nuraghi e di villaggi nuragici testimoniano che esso sin dalle epoche più remote sia stato sede di stanziamenti umani.
Anche Fenici, Punici e Romani, come attestano numerosi reperti, attratti dalla ricchezza dei minerali presenti nel suo sottosuolo (zinco, rame, piombo, argento), lo occuparono per lunghi periodi.
Gonnesa, popolata fin dal 1000 – 1200, sorse come domus o domestica, cioè centro di aggregati rurali di proprietà del giudice o di membri della sua famiglia. Sino al 1257 Gonnesa appartenne al Giudicato di Cagliari, successivamente, dal 1258 al 1400, dopo varie e cruente battaglie tra le potenze dell’epoca, passò, prima, sotto la dominazione della famiglia Donoratico, poi, sotto quella dei Pisani ed, infine, a quella degli Aragonesi.
Sin dal 1300, nell’economia del villaggio assunse una notevole importanza, oltre a quelle tradizionali del mondo agro – pastorale, l’attività mineraria, “attività storica” di Gonnesa.
Dall’anno 1400 circa al 1774, forse a causa di carestie e pestilenze o delle frequenti incursioni piratesche, Gonnesa, come del resto molti altri villaggi del Sulcis, rimase spopolata.
Il 25 Maggio 1774, con atto pubblico di conversione e capitolazione di vassallaggio, Don Gavino Asquer Amat, Visconte di Fluminimaggiore e Gessa, con quindici nuovi vassalli ripopola il villaggio.
Dalla metà dell’ottocento l’attività mineraria si sviluppò in maniera considerevole diventando sempre più l’attività preminente dei gonnesini e, grazie ad essa, la popolazione aumentò in misura notevole.
Da quest’epoca Gonnesa perdeva la sua fisionomia prettamente agro – pastorale diventando un importante villaggio minerario.
Il 20,21,22 Maggio 1906, Gonnesa fu teatro di una rivolta di popolo che si estese all’intero bacino minerario, per rivendicare maggiore dignità nel lavoro e più umane condizioni di vita. La ribellione fu duramente repressa dalle forze dell’ordine -3 morti (Federica Pilloni, Giovanni Pili e Angelo Puddu), 17 feriti, 270 arresti -.
La stampa nazionale dette grande risalto all’avvenimento ed il Parlamento Italiano istituì con Legge n. 393 del 29.7.1906 una commissione parlamentare di inchiesta.
La crisi dell’industria mineraria del secondo dopoguerra, con la cessazione quasi totale dell’attività delle miniere di carbone e la chiusura lenta ma inesorabile delle miniere piombo – zincifere, ha ridisegnato uno scenario economico – sociale del tutto nuovo e Gonnesa, oggi, con la sua storia, con la sua archeologia e con le sue bellezze naturali, pur senza dimenticare l’importanza economica che ancor oggi ha l’industria mineraria – nel suo territorio ha sede la più importante miniera di carbone italiana – punta decisamente sul turismo.
Gonnesa è situata nel Sulcis – Iglesiente sulla costa sud – occidentale della Sardegna, a metà strada fra Iglesias e Carbonia, vicinissima a Portoscuso ed all’Isola di S. Pietro (Carloforte). Il centro sorge in una gola, Gutturu Carboni, ai piedi del Monte Uda e di un gruppo collinare facente parte dei rilievi dell’Iglesiente.
Il territorio di Gonnesa offre non solo mare e spiagge incontaminate e di rara bellezza, ma anche una interessantissima flora e fauna, villaggi minerari dismessi immersi in verdi colline, importantissimi siti archeologici, e tanti altri luoghi di interesse.
Flora e Fauna
Attraversando i 4.774 ettari che costituiscono il territorio del Comune di Gonnesa si possono ammirare le innumerevoli diversità di terreni di varia natura, che vanno dalle selvagge e aride distese di colline calcaree a bellissimi altopiani trachitici di origine vulcanica, dalle stupende creste scistose dalle sfumature color pastello alle enormi distese di sabbia bianchissima e purissima, che prima del mare forma bellissime dune, luogo ideale di varie forme vegetali e animali. Su questo territorio si estende una variegata flora in gran parte costituita da macchia mediterranea: lentisco, mirto, olivastro, cisto, erica, corbezzolo, ginepro, leccio, ginestra, lavanda, asfodelo, rovo, rosmarino e una miriade di altre piante che vivono nei climi mediterranei.
Altrettanto ricca la fauna, dove è presente in gran quantità il coniglio selvatico, grazie agli adatti territori sabbiosi e rocciosi che gli consentono di fare le tane, garanzia di sopravvivenza. Discreta è pure la consistenza della lepre e della pernice. Ottima è pure la presenza di numerose specie acquatiche, anche rare, che vivono nella vasta palude sita tra il Paese e il mare denominata Sa masa. Da alcuni anni, grazie alla presenza nel territorio delle bacche di lentischio, di mirto, di ginepro e di olivastro, di cui si nutrono, si possono ammirare migliaia di tordi bottacci, sasselli e stormi di storni che nelle sere autunnali disegnano nel nostro cielo figure astratte prima di andare a passare la notte nel folto canneto della palude. Infine è ancora possibile incontrare la volpe che ha avuto negli ultimi anni un forte incremento e una varietà di rapaci notturni e diurni davvero invidiabile, tra cui spiccano il falco della regina e il falco pellegrino. Il nostro mare, ancora abbastanza pescoso, ospita numerose specie marine tra le quali citiamo la pregiata aragosta, la cernia, la spigola, il muggine, la triglia, l’orata, il tonno, il sarago, il polpo, il riccio e il dattero.
La costa
Splendida la costa caratterizzata da un lunghissimo arenile di sabbia finissima formato da tre spiagge dotate di ampi parcheggi e servizi: Fontanamare, Spiaggia di Mezzo e Porto Paglia. L’arenile è delimitato a nord dall’antico villaggio minerario di Fontanamare e, a sud, dalle strutture riattate della settecentesca tonnara di Porto Paglia, mentre a ridosso delle spiagge ci sono lussureggianti e accoglienti pinete. Ai lati dell’arenile la costa offre scorci spettacolari. Seguendo la strada che da Fontanamare porta a Masua, si possono vedere scogliere a strapiombo sul mare azzurro, e il caratteristico profilo dello scoglio di Pan di Zucchero che si staglia in lontananza.
Mentre viaggiando per la nuova strada che collega Gonnesa a Portoscuso, la panoramica, si possono visitare (dopo aver percorso a piedi per brevi tratti dei sentieri nella macchia mediterranea) alcune insenature e piccolissime ma incantevoli spiagge. Lo scenario si completa con la vista, nelle giornate serene, delle non lontane isole di S. Antioco e San Pietro.
Le colline
Gonnesa (luogo situato tra i colli) non poteva non offrire al visitatore verdi colline su cui passeggiare, correre in bici e a cavallo e fare dei rilassanti spuntini. Inoltre, tra il verde, è possibile ammirare e visitare gli interessanti villaggi minerari abbandonati di Monte Onixeddu e Seddas Moddizzis ove è agevole, con la memoria, ricostruire i ritmi del tempo passato e di una vita economica-sociale cessata da qualche decennio.
Ancora più interessante la visita a Normann, villaggio ancora oggi vivo, immerso nel bosco, a mezza costa sul Monte S. Giovanni, con alle spalle bianche pareti di falesia e lo sguardo rivolto al golfo di Gonnesa. Nei pressi, la grotta di S. Barbara, una delle più grandi e suggestive d’Europa, e gli impianti minerari, chiusi di recente, di S. Giovanni.
La grotta di S. Barbara, con le pareti ricoperte da cristalli di barite scura e da bianca calcite mesozoica , con le alte e splendide colonne di stalattiti e stalagmiti, con i fini arabeschi di aragonite, è un meraviglioso gioiello della natura, ancora intatto e incontaminato.
Archeologia
L’antichissimo territorio di Gonnesa, ricco di testimonianze pre nuragiche e nuragiche, è l’ideale per chi ama l’archeologia.
D’obbligo la visita all’importante villaggio nuragico di Seruci – ove sono in corso lavori di scavo e di valorizzazione -, e all’altopiano di Murru Moi, dove si possono ammirare numerose domus de janas. Il villaggio nuragico di Seruci, scoperto nel 1897 da Ignazio Sanfilippo e studiato nella sua struttura da Antonio Taramelli, è il più importante del Sulcitano e uno dei più imponenti della Sardegna. Il villaggio è costituito da oltre cento capanne attorno ad una monumentale reggia nuragica, e da due tombe di giganti.
Domus de janas (le “case delle fate” o “delle streghe” della tradizione popolare sarda), grotte funerarie artificiali, scavate nelle rocce dall’uomo preistorico sardo.
Luoghi di Interesse
Altre curiosità ed occasioni di svago, ma anche di studio, sono rappresentate da significative emergenze ambientali, paesaggistiche, nonché paleontologiche e mineralogiche. La palude Sa Masa e le arenarie del quaternario di Morimenta, dove fu ritrovato un rarissimo esemplare di Elefante Nano (Elephans Lamarmorae), oggi ospitato in un museo di Basilea, sono solo un esempio della ricchezza di questo territorio.
Percorrendo la strada che porta a Spiaggia di Mezzo o quella che porta a Fontanamare, si arriva facilmente alla palude Sa Masa, importante zona umida del territorio. La palude è sede di numerose specie di uccelli acquatici, anche protette, tra le quali spicca lo splendido pollo sultano. Si possono ammirare anche le folaghe, le gallinelle d’acqua, i porciglioni, le anatre alzavole, i beccaccini. In certi periodi dell’anno si possono osservare anche germani reali, mestoloni, aironi, garzette, fenicotteri e martin pescatori.
